Miele
In base ai diversi periodi di fioritura che vanno da Maggio ad Agosto, le nostre api sono in grado di produrre tre diversi tipi di miele: acacia, melata e millefiori.
Il primo viene prodotto raccogliendo il polline dalla Robinia pseudo-acacia L., albero comunemente noto col nome di acacia, la cui fioritura avviene nel mese di Maggio. Peculiari dell’aspetto di questo miele sono un colore molto chiaro ed una spiccata limpidezza, mentre il profumo è molto delicato e leggero, così come il sapore.
Il miele di melata prende inceve il nome da da una sostanza naturale chiamata melata, una secrezione zuccherina prodotta dagli afidi e depositata su foglie e cortecce di varie piante. Ne risulta un colore ambrato scuro e una consistenza molto densa, un profumo delicato con note di frutta essiccata e di confettura ed un sapore intenso, di zucchero caramellato.
Infine, il termine millefiori descrive l’origine plurifloreale di questo tipo di miele, che viene prodotto dall’Apis Mellifera raccogliendo il nettare da molte, diverse specie floreali e mescolandolo poi all’interno dell’alveare. Il colore è un giallo dorato intenso, quasi brillante, e l’aroma leggero ricorda il profumo del polline. È il miele più comune, ma non per questo di minor pregio. Nel nostro territorio, le coltivazioni prevalenti durante il periodo di raccolta del miele millefiori sono il girasole e l’erba medica, che pertanto ne costituiscono le componenti floreali maggiori.
Dato il carattere climatico peculiare di ogni singolo anno,non siamo in grado di garantire sempre la produzione dei mieli di acacia e di melata.
Vino Cotto
Il vino cotto è un prodotto tipico delle Marche, storicamente prodotto per lo più nella zona compresa tra le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata. Come suggerito dal nome, esso viene ottenuto cuocendo a fuoco vivo il mosto, ottenuto dalla pigiatura delle uve, all’interno di un caratteristico recipiente di rame. All’interno di botti di legno avvengono le successive fasi di lenta fermentazione e invecchiamento.
Tradizione dei Piceni ereditata dai Greci, questa pratica rendeva il vino meno soggetto a fenomeni di acetificazione. Per lo stesso motivo, nelle annate peggiori o quando il latifondista teneva per sé le uve migliori, i contadini del nostro territorio hanno continuato a tramandarsi questa tecnica. Scherzosamente, altri raccontano che produrre vino cotto si rivelava un efficace compromesso per quegli agricoltori poco esperti nella produzione del vino, in quanto più dediti alle altre coltivazioni da campo.
La ricetta tramandata nella nostra famiglia da ormai quasi un secolo, arricchita da passione, impegno e tanta esperienza, ci permette di vantare un prodotto di elevata qualità. Da vitigni tipici del nostro territorio, quali il Montepulciano, il Sangiovese ed il Trebbiano toscano, otteniamo così questo piacevole vino da fine pasto dal colore granata, dai caratteristici profumi fruttati, e di un dolce molto gradevole.
Mosto Cotto
Il mosto fresco viene concentrato cuocendo a fuoco lento su di un paiolo di rame per dare questo sciroppo di uva dal colore ambrato scuro, impenetrabile. Il procedimento è molto simile a quello della produzione del vino cotto, ma in questo caso il mosto viene lasciato cuocere molto più a lungo, fino a che il liquido rimasto sia pari ad un terzo. Si ottiene così un prodotto denso, ad elevato tenore zuccherino, dal sapore di frutta cotta o caramellata, con sentori di fichi e albicocca in particolare.
Nel nostro territorio, il mosto cotto è storicamente presente nella cucina popolare, usato per condire della polenta bianca, o come ingrediente del fristingo, tipico dolce natalizio a base di fichi secchi.
